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mercoledì 10 aprile 2013

Aloe - Differenza tra Barbadensis Miller (Aloe Vera) e Arborescens

Aloe Arborescens
Fare una comparazione professionale non è facile in quanto stiamo parlando di due tipi di Aloe che producono effetti benefici (dato comunque per scontato che nessun tipo di Aloe può curare malattie soprattutto quelle di tipo tumorale) sul corpo umano nella prevenzione e miglioramento della stato di salute. Vediamo ora le differenze tra le due tipologie prese in esame:

ALOE ARBORESCENS
la foglia molto più piccola.

ALOE BARBADENSIS MILLER (VERA)
ha la foglia molto più grande. 


Aloe Barbadensis Miller (Aloe Vera)

Le due foglie sono simili ma diverse per la dimensione e qui è la differenza vera.
La composizione del gel (il cuore della foglia) delle due varietà è in realtà molto simile per non dire identica.
Tuttavia il risultato dell’uso delle due diverse foglie non
è lo stesso
.
Infatti la lavorazione più lunga come tempo
per la raccolta e per l’avvio all’estrazione del gel  comporta un maggiore decadimento ossidativo della foglia e del suo contenuto
. Minore è il tempo che passa tra la raccolta, l’estrazione del gel e la successiva stabilizzazione a freddo maggiore è la qualità del prodotto che si ottiene. Va aggiunto che l’Aloe Barbadensis cresce meglio in ambiente desertico, senza irrigazione il che porta a una maggiore costanza della qualità e della composizione del gel ottenuto.





Ora passiamo al discorso tecnico-scientifico.
Il gel è il cuore della foglia di aloe, per ottenerlo deve essere scartata la scorza e la parte immediatamente sottostante. Il motivo è semplice, tagliando la scorza gli antrachinoni contenuti possono trasferirsi al di sotto e anche se in minima parte entrare a far parte del gel.

Nella foglia di Aloe Barbadensis:
• Lo spessore della corteccia è molto sottile.
• La parte sottostante la corteccia viene scartata.
• Il gel puro che si estrae è la parte più chiara.

Aloe Arborescens ha la foglia con la scorza di spessore maggiore per cui il taglio con cui si raccoglie e quello con cui si apre per prelevare il gel può con maggiore facilità trasferire antrachinoni nel gel che tra l’altro è in quantità minore date le minori dimensioni della foglia stessa.
La possibilissima presenza accidentale di antrachinoni nel gel di Arborescens è quindi percentualmente maggiore.
Questo significa che per ottenere la stessa quantità di gel si deve lavorare (tagliare, lavare , etc.) un numero di foglie maggiore per cui nel prodotto ricavato sicuramente sono presenti antrachinoni (indesiderati e da evitare) in quantità superiore.
A questo punto una lavorazione accurata prevede un’analisi chimica di controllo per gli antrachinoni che se presenti in eccesso devono essere eliminati con un trattamento chimico.
Tutto questo non accade con la Barbadensis perché la foglia di maggiori dimensioni e con la scorza più sottile è più facilmente lavorabile e in condizioni di maggiore sicurezza riguardo la possibile presenza degli antrachinoni.

In conclusione 
Tecnicamente per nutrienti e composizione Aloe Barbadensis è la stessa cosa di Aloe Arborescens.
La differenza sta nella lavorazione più veloce, conservativa, sicura e di migliore resa di prodotto per quantità, stabilizzazione, assenza di antrachinoni, qualità e costanza per la Barbadensis rispetto alla Arborescens.
Quindi pur rispettando quanto la pubblicità delle varie aziende propone in termini di paragone tra le due Aloe non vi sono dubbi che la qualità dipende anche dai costi di lavorazione e Forever anche in questo si distingue in quanto da ben 34 anni continua a investire risorse economiche per il mantenimento della più alta qualità in termini di purezza e risultati.

Articolo a cura del Dott. Maurizio Mariscoli, Consulente Industriale per il Farmaco, Procuratore presso il Ministero della Salute per Farmaci, Cosmetici, Dispositivi medici, Integratori alimentari e Veterinaria

Fonte: Notiziario FOREVER


 

La prevenzione oggi!

Prevenire è un concetto a 360 gradi che prende in considerazione lo stile di vita e il rapporto dell’uomo con l’ambiente in cui vive, quindi va a influenzare il suo comportamento. Per fare questo, occorre “educare” la persona e renderla consapevole che le proprie abitudini influiscono direttamente sulla salute propria e di riflesso anche su tutta la collettività.

I PERIODI DELLA VITA

Dalla nascita alla pubertà
Madre natura fornisce di regola a ogni bambino il massimo livello possibile di salute. Sta all’adulto saperlo preservare con comportamenti corretti e consapevoli, oppure rovinarlo creando le basi per problemi futuri.
Nei primi anni di vita, l’organismo è impegnato a crescere e a fortificarsi. Non si possono sottovalutare gli ottimi effetti di una buona gravidanza sulla salute psico-fisica del nascituro. Non solo la madre deve prestare attenzione alla propria alimentazione, ma tutto lo stile di vita deve essere rivisto alla luce del figlio.
Altro elemento di fondamentale importanza è l’alimentazione – sia della madre che del bambino.
Bisogna aver presente che con l’alimentazione si costruisce la qualità dei tessuti del corpo, la sua resistenza e la sua forza, la sua capacità di perdurare nel tempo.

L’adolescenza
Troviamo giovani con problemi fisici, sovrappeso, intolleranze alimentari, carie etc. Questi problemi sono dovuti principalmente ad un’errata alimentazione, troppo povera di frutta e verdura e troppo carica di proteine animali, grassi saturi, zuccheri e cereali raffinati. Una corretta alimentazione rimane un caposaldo fondamentale per la salute per tutto il corso della vita. In questa fase di vita è anche fondamentale l’attività fisica. Mentre il bambino si muove continuamente,il giovane, già a scuola, inizia a rimanere seduto per molte ore al giorno. Ad aumentare la sedentarietà contribuiscono anche la televisione (4,5 ore al giorno come media) ed il computer (2,5 ore al giorno).
L’attività fisica permette al corpo di mantenersi in salute, perché “brucia” le tossine e rinforza tutto il sistema immunitario oltre tutto l’organismo in generale.
Per il giovane, l’interesse principale potrebbe essere lo sport (non agonistico perché troppo intenso), occasione anche per sviluppare doti morali e interiori, come la tenacia, la forza, l’amicizia, la costanza e così via.
Terzo e ultimo fattore importante diviene l’ambiente in cui si vive, perché ora più che mai l’inquinamento ambientale, in ogni sua forma, diventa deleterio per la salute.

L’adulto fino a 40 anni
Nell’uomo adulto ormai la struttura psico-fisica è completamente formata, e il compito consiste ora nel mantenerla in salute difendendola dalle minacce dell’ambiente esterno. L’alimentazione, come già detto, rimane un pilastro fondamentale. Rispetto al giovane, diminuisce la necessità di proteine e aumenta quella di carboidrati complessi per far fronte a uno stile di vita in cui diminuisce la componente del movimento fisico ed aumenta quella dell’attività intellettuale. L’ambiente assume un ruolo sempre più centrale. L’adulto, a contatto con molteplici fonti di inquinamento dovute alla propria attività professionale e alla vita in generale, necessita di una maggiore protezione. In questa fase di vita si pone maggiormente in primo piano la salute psichica e difatti è ora che iniziano i primi sintomi di malessere. Le relazioni con gli altri hanno un ruolo fondamentale per il benessere generale, così come la capacità di gestire le proprie emozioni. Una relazione sentimentale appagante e in grado di aprire le persone alle profondità del proprio essere, è una medicina eccezionale. Se poi questa relazione viene inserita nel contesto più ampio della famiglia e dei figli, si creano veramente le condizioni ottimali di salute. La nostra società, imperniata eccessivamente su valori  individualistici, sottovaluta l’importanza della famiglia in generale. Se da un lato si perde una considerevole quantità di libertà personale, dall’altro si acquista la reale possibilità di essere felici.

Dai 40 ai 60 anni
Dal punto di vista della salute, questa è la fase più critica, perché iniziando l’invecchiamento si manifestano i problemi fisici da cui origina la perdita del benessere. Qui, potremmo dire, si pagano gli errori della gioventù. Lo stile di vita sempre più sedentario richiede un’alimentazione più leggera, basata su frutta, verdura, pochissimi zuccheri, grassi e proteine. Lo scopo è di non appesantire l’organismo che inizia a risentire della perdita di forza fisica. In questa direzione vanno anche tutta una serie di pratiche di purificazione, come i digiuni, la detossinazione, la pulizia dell’intestino e così via, azioni finalizzate ad aiutare il corpo a ripulirsi dalle tossine accumulate che sono la principale fonte di malattie. L’attività fisica intensa viene sostituita con un’attività motoria moderata, come il camminare ogni giorno per almeno un’ora. Il corpo tende a perdere le sue forze e occorre aiutarlo a ripristinarle.

L’anziano
Nell’antichità questo periodo era definito invece “Età dell’oro” o anche “Età della saggezza” proprio ad indicare quel meraviglioso processo umano che è l’evoluzione, che inizia con il bambino completamente inconsapevole di sé e termina con l’anziano saggio che ha compreso la vita. Sembra che gli anziani debbano per forza di natura essere malati, non è assolutamente vero, infatti la questione da chiarire è se la malattia debba per forza apparire. Le malattie giungono quasi inesorabilmente perché sono il frutto dell’accumulo di tossine, radicali liberi e cattive abitudini sia alimentari sia di stili di vita errati nel corso della vita.

Conclusioni
A ben vedere, riuscire a vivere la vita in salute è un compito arduo che richiede impegno sin dai primi anni di vita. La salute è una condizione naturale di ogni essere vivente ed è solo con propri errori (e quelli altrui) che accade frequentemente di perderla. Va considerato che non sempre è possibile mettere in pratica quanto esposto in precedenza. Al giorno d’oggi dobbiamo fare i conti con due fattori di primaria importanza come l’ambiente e la qualità dei cibi che sono fortemente denaturati. L’ambiente è inquinato e carico di agenti nocivi e il cibo ha scarsa validità nutrizionale in quanto, a causa delle coltivazioni e degli allevamenti intensivi, carente di nutrienti sia per qualità che per quantità degli stessi. È obbligatorio oggi, per mantenere o per ripristinare il benessere, lo stato di salute e una buona qualità di vita, INTEGRARE l’alimentazione con prodotti di alta qualità, progettati in maniera mirata per raggiungere lo scopo prefisso.


Fonte: Notiziario FOREVER


 

giovedì 15 novembre 2012

Influenza - a letto 6 milioni di persone

Secondo quanto rilevato dalla Società Italiana di Medicina Generale (SIMG), da metà ottobre sono state colpite da malattie respiratorie acute, 627.600 persone. Per Natale, si prevedono dai 4 ai 6 milioni di persone al letto con l'influenza (circa L'8% della popolazione).
Claudio Cricelli, Presidente della SIMG,  ha dichiarato: “Vogliamo raggiungere con il vaccino almeno l’80% della popolazione fragile, in particolare malati cronici, anziani e bambini, sui quali anche un virus debole può avere conseguenze pesanti. Nel corso delle ultime settimane il ritiro di milioni di dosi di vaccino ha ridotto la fiducia dei cittadini nei confronti di questo importante strumento di profilassi. I lotti sono stati sbloccati dall’Agenzia Italiana del Farmaco e il divieto di utilizzo era stato stabilito a scopo cautelativo, ma le notizie pubblicate potrebbero spingere molte persone a evitare di vaccinarsi”.
È importante non banalizzare i sintomi – continua Cricelli -, visto che ogni anno si registrano circa 8000 decessi attribuibili alle complicanze dell’influenza. Senza dimenticare l’aspetto dei costi: un giorno di ospedalizzazione per il Servizio Sanitario Nazionale rappresenta un esborso tra i 400 e i 600 euro. Il nostro consiglio è ricorrere all’immunizzazione, fino a fine dicembre, termine ultimo indicato dal Ministero della Salute”.
Ma come si può fare a proteggersi senza ricorrere al vaccino?
Un valido aiuto può arrivare dall'alimentazione. In primis frutta e verdura, ricche di antiossidanti, come le verdure a foglia verde, i peperoni e i frutti di bosco. Altro aiuto arriva dalla Vitamina A e dal beta-carotene presenti in buona quantità nelle carote. Vitamina C e Vitamina D non dovrebbero mancare, apporto che ci arriva dagli agrumi di stagione( arance, mandarini, pompelmi) e dal cavolfiore. Anche lo Zinco non dovrebbe mancare essendo un minerale che entra in gioco nei meccanismi di difesa dell'organismo. Lo possiamo trovare nel pesce nella carne, nelle uova e nei legumi.
Non bisogna dimenticare poi di assumere probiotici. La flora batterica, alleata alla salute dell'intestino, può essere un valido aiuto per sconfiggere i microbi che entrano nelle vie respiratorie superiori inviando segnali che stimolano il sistema immunitario.

Tuttavia, se pur seguendo queste misure non riuscissimo a liberarci dal catarro o dall’influenza, la fitoterapia può aiutarci a combattere le malattie, alleviandone i sintomi.
In questa direzione, è consigliabile utilizzare le risorse della natura, con i prodotti Forever che offrono una grande varietà:


  • Bits n’Peaches
Combina tutti i benefici della nostra Aloe Vera gel stabilizzata con succo di pesca e fornisce un’ottima risorsa di  carotenoidi e vitamina C che a loro volta aiutano a stimolare il sistema immunitario.

  • Garlic Thyme
Contiene estratto di foglie di Timo. Per la sua azione espettorante e antisettica è molto utile in caso di infezioni respiratorie. Stimola le difese in quanto favorisce l’azione dei leucociti.

  • Bee Propolis
La propoli viene lavorata dalle api, possiede molte proprietà preventive e terapeutiche: antibiotiche, antivirali, antisettiche, cicatrizzanti, antinfiammatorie, immunostimolanti, leggermente analgesiche, antiossidanti e rivitalizzanti.

  • Royal Jelly
La pappa reale è una sostanza secreta dalle ghiandole della faringe delle api. Nella sua composizione presenta proteine, minerali e altre sostanze collegate alla crescita e alla resistenza alla stanchezza. È un ricostituente naturale e stimolante per le difese.

  • Bee Pollen
Il polline è un composto complesso di proteine, zuccheri, grassi insaturi, minerali, vitamine e altre sostanze che possiedono proprietà antibiotiche e antiossidanti. È nutritivo e tonificante ed inoltre aumenta le difese dell’organismo.

  • Absorbent C
Il consumo quotidiano di vitamina C è legato al mantenimento di una buona salute. Gli esseri umani non sono capaci di produrla, per questo è necessario integrarla con la nostra dieta.
Abbiamo unito la vitamina C alla crusca di avena al fine di massimizzare il suo assorbimento. La vitamina C stimola il sistema immunitario e diminuisce la durata e la frequenza di influenze e catarro.

  • Forever Active Probiotic
I microbi sono batteri che ricoprono un ruolo importante nella tutela della salute e del benessere generale dell'individuo. Non tutti i microrganismi, però, svolgono un'azione positiva e alcuni sono addirittura dannosi, tuttavia la maggior parte di essi rappresenta un valido aiuto per la salute corporea. l batteri cosiddetti "buoni" prendono il nome di "probiotici", parola che in Greco significa "per la vita".
Lactobacillus Acidophilus
Un'ottima barriera contro i batteri pericolosi.
Bifidobacterium Longum
Debella le colonie di batteri pericolosi prevenendo l'insorgenza di disordini gastrointestinali.
Bifidobacterium Lactis
Aiuta a controllare il PH corporeo bloccando la riproduzione di batteri pericolosi.
Lactobacillus Rhamnosus
Protegge il tratto intestinale prevenendo la colonizzazione da parte di microrganismi dannosi.
Lactobacillus Bulgaricus
Contribuisce a mantenere l'intestino pulito, favorendone il transito.
Lactobacillus Plantatum
Protegge i nutrienti essenziali, le vitamine e gli antiossidanti per favorire lo smaltimento delle tossine contenute nei cibi.
E' l'unico probiotico presente sul mercato che, oltre a nascere dalla fusione di 6 ceppi diversi di probiotici, non necessita della conservazione in frigorifero. Inoltre, questo probiotico agisce al meglio in combinazione con la nostra Aloe Vera. Infatti l'Aloe funziona da "prebiotico" perchè prepara il terreno per la riproduzione, lo sviluppo e il corretto funzionamento dei probiotici. Se mirate a proteggere al meglio l'apparato digerente e a incentivare l'assimilazione delle sostanze nutritive, il Forever Active Probiotic è l'elemento ideale per integrare la vostra alimentazione quotidiana.



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venerdì 12 ottobre 2012

Attività fisica al mattino diminuisce l'appetito

In molti pensano che fare dell’esercizio fisico al mattino possa stimolare l’appetito. 
Ma da una ricerca realizzata presso la Brigham Young University (BYU) di Provo, nello Utah (Usa), è emerso che 45 minuti di attività fisica mattutina diminuiscono il desiderio di cibo nel corso della giornata.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista “Medicine e Science in Sport & Exercise”, diretto dai professori James LeCheminant, Michael Larson e Bruce Bailey e si è avvalso della collaborazione di 35 donne (18 di esse erano normopeso, mentre le restanti 17 erano clinicamente obese).

I test si sono svolti in due giorni diversi, a distanza di una settimana. Durante il primo giorno, le partecipanti hanno camminato su un tapis roulant per 45 minuti, poi, mentre veniva monitorata la loro attività cerebrale tramite elettroencefalografia (EEG), hanno visionato decine di immagini di alimenti, alternate con immagini di fiori.
La settimana successiva, le volontarie non hanno dovuto compiere alcuna attività fisica particolare, ma le hanno mostrato solo le immagini dei cibi e dei fiori per verificare le loro risposte neurali.
Alle partecipanti è stato anche assegnato il compito di tenere nota dell’attività fisica svolta e di tutto quanto mangiato nel corso delle due giornate dei test.
Dai dati raccolti dagli studiosi è emerso che, nel giorno in cui le donne avevano svolto attività fisica, il loro cervello riceveva minori stimoli dalla vista del cibo. Inoltre, nel corso della giornata, le volontarie non avevano mangiato di più per compensare le calorie bruciate con l’attività fisica
Entrambe le conclusioni erano valide sia per le donne normopeso che per quelle obese.


La spiegazione potrebbe essere collegata a ricerche già svolte in passato. In particolare, il riferimento è ad uno studio realizzato nel 2008 dalla Loughborough University, in Gran Bretagna, che aveva dimostrato come gli esercizi fisici aerobici influenzassero i livelli di due ormoni, la grelina, che stimola l’appetito, e il peptide YY, il cui aumento riduce il senso di fame.
In sostanza, dopo aver corso su un tapis roulant per 60 minuti, nei soggetti erano stati riscontrati livelli più bassi di grelina e livelli più alti di peptide YY, quindi una riduzione dell’appetito.
Il professor LeCheminant afferma che lo studio realizzato da lui e dai suoi collaboratori fornisce prova del fatto che svolgere attività motoria non ha solo riflessi sulla produzione di energia ma anche sul modo in cui le persone rispondono agli stimoli alimentari.
Quindi, secondo l’esperto, l’esercizio fisico rappresenta un fattore doppiamente rilevante nel favorire la perdita di peso e nel ridurre il rischio di obesità, in quanto fare del moto consente non solo di incrementare la quantità di calorie bruciate, ma anche di ridurre il senso di fame.

Fonte: Giuseppe Iorio (megliosapere.info)

Cellulari e Cordless aumentano il rischio tumori

Telefoni cellulari e cordless tornano sul banco degli imputati.
L'utilizzo per 10 anni di telefoni cellulari, cordless e, in generale, apparecchi senza fili, può arrivare a moltiplicare il rischio di sviluppare il glioma, una forma di cancro al cervello. La scoperta è di un gruppo di studiosi svedesi guidati da Lennart Hardell, del Dipartimento di oncologia dell'ospedale universitario di Örebro, che hanno pubblicato i risultati della loro ricerca sulla rivista "Pathophysiology". Gli scienziati precisano che il pericolo è massimo per bambini e adolescenti, aumenta con l'incrementare delle ore d'impiego ed è maggiore se i telefonini e/o i cordless vengono usati sempre con lo stesso orecchio.
I risultati sono stati raggiunti dall'incrocio dei dati precedentemente raccolti da tre studi dello stesso team svedese: è così emerso, a conti fatti, che utilizzare telefoni cellulari per più di 10 anni, dallo stesso lato, aumenta le probabilità di sviluppare un glioma di 2,9 volte (odds ratio=2,9). E con lo stesso utilizzo di telefoni cordless, le probabilità crescono di 3,8 volte (odds ratio=3,8).
Le probabilità di sviluppare un tumore – hanno sottolineato gli scienziati – aumentano in modo statisticamente significativo con l’uso cumulativo di telefoni wireless per 100 ore e per ogni anno in più di utilizzo
Per quanto riguarda il rischio di gliomi di alto grado, ovvero quelli più difficili da trattare, l'uso di cellulari allo stesso orecchio per oltre 10 anni provoca un aumento della probabilità di 3,9 volte (odds ratio=3,9), mentre l'impiego del cordless di 5,5 volte.

giovedì 11 ottobre 2012

Gli esperti: niente tv sotto i 3 anni

Niente tv prima dei tre anni. Ne va della salute dei bambini. A consigliare moderazione è lo psicologo britannico Aric Sigman, che nel suo studio pubblicato sul giornale scientifico Archives Of Disease In Childhood ha anche consigliato di ridurre drasticamente le ore passate davanti al piccolo schermo per i bambini oltre i tre anni.  Tra le conseguenze più rilevanti per la 'tossicodipendenza' da schermo c'è l'obesità. Un bambino nato oggi in Gran Bretagna, infatti, a sette anni avrà passato un intero anno appiccicato alla tv e avrà passato più tempo a guardare i programmi che ore spese a scuola. Risultato: oltre all'obesità i bimbi di oggi rischiano problemi cardiovascolari e diabete di tipo 2. Ma il colpevole non è solo la vecchia tv. Tra tablet, smartphone e computer ogni bambino oggi rischia l'esposizione in media a ben cinque schermi, grandi o piccoli, in ogni casa. "Ridurre il tempo passato davanti agli schermi e ritardare l'età d'inizio può produrre vantaggi significativi per la loro salute e il loro benessere", scrive il professor Sigman. "Se da una parte molti interrogativi devono ancora essere risolti riguardo la precisa natura dell'associazione tra il tempo passato davanti a uno schermo e le conseguenze, un crescente numero di studi suggerisce la stessa cosa: ridurre il tempo di esposizione".

Fonte: Ansa

martedì 9 ottobre 2012

Opportunità di lavoro.

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venerdì 5 ottobre 2012

Iperteso il 30% degli italiani, ma solo la metà lo sa

È la patologia più diffusa nel nostro Paese, nonché uno dei più importanti fattori di rischio cardiovascolare: l’ipertensione arteriosa colpisce ormai circa un italiano su tre soprattutto nelle fasce di età dai 40 agli 80 anni, ma solo la metà sa di essere iperteso e solo 1 su 4 si rivolge a un medico o fa ricorso a una terapia adeguata. I dati della patologia che ormai viene definita "il killer silenzioso" arrivano dalla Siia, la Società italiana di ipertensione arteriosa, che dal 4 al 7 ottobre è riunita a Roma nel corso del XXIX Congresso Nazionale.

In particolare, spiegano gli esperti, tra le cause più note di un insufficiente controllo pressorio, oltre alla difficoltà riscontrata da parte dei pazienti di adeguare il proprio stile di vita ai cambiamenti richiesti dalla patologia, c'è l'insufficiente aderenza al trattamento farmacologico soprattutto quando questo è piuttosto complesso e richiede il ricorso a molte compresse.
"In considerazione di questi dati insoddisfacenti che riguardano sia l’Italia che molti altri Paesi Europei - spiega Massimo Volpe, presidente del Congresso e direttore della cattedra di Cardiologia della facoltà di Medicina dell’Università La Sapienza di Roma, Ospedale Sant’Andrea - la Siia ha fissato l’obiettivo di passare in 4 anni, ovvero entro il 2015, dal 25% attuale dei pazienti con un soddisfacente controllo pressorio (<140/90 mmHg) al 70%". Il progetto, definito "Obiettivo 70%" prevede il ricorso a interventi su stili di vita, prevenzione, misurazione della pressione arteriosa a domicilio e in farmacia, informazione, comunicazione, cooperazione con tutte le categorie professionali della Sanità, linee guida e raccomandazioni terapeutiche semplificate.

Fonte: Salute 24

lunedì 1 ottobre 2012

Miele per prevenire le malattie cardiovascolari

Lotta alle placche che irrigidiscono i vasi sanguigni con il miele.
Oltre a frutta e verdura, costantemente raccomandate dagli esperti, si aggiunge un nuovo alleato.
I ricercatori dell’università dell’Illinois hanno spiegato che il miele contiene tanti antiossidanti quanti frutta e verdura a foglia verde, come spinaci, mele, arance e fragole.
Il più ricco di antiossidanti è il miele scuro, che si è rivelato un vero scudo anche contro alcuni batteri, come lo streptococco mutante, responsabile, tra l'altro, delle carie dentali.
Lo studio, condotto su 25 uomini tra i 18 e i 65 anni, è il primo a dimostrare l'efficacia del miele per prevenire le malattie vascolari e cardiache.
La raccomandazione degli esperti è comunque di mantenere una dieta ricca di frutta e verdura che non può essere sostituita dal miele, perché per fare il pieno di antiossidanti attraverso il miele, bisognerebbe mangiarne in quantità pari a quella di una dieta ricca di vegetali.
Il consiglio, allora?
Sostituire lo zucchero con il prodotto delle api.

Fonte: Staibene.it

Tosse notturna? Miele, altro che sciroppo…

Fino a oggi lo abbiamo considerato il “rimedio della nonna” per antonomasia. Ma ora prepariamoci a rivalutarne scientificamente le proprietà benefiche. Parliamo del miele, che secondo uno studio condotto negli Stati Uniti e pubblicato sulla rivista “Archives of Pediatrics & Adolescent Medicine”, sarebbe il miglior trattamento possibile per aiutare a dormire tranquilli i bambini con la tosse.
I ricercatori del College of Medicine della Pennsylvania State University hanno diviso 105 bambini e ragazzi dai 2 ai 18 anni affetti da infezioni respiratorie del tratto superiore e tosse notturna in tre gruppi: al primo hanno somministrato un cucchiaino di miele prima di andare a letto, al secondo un cucchiaino di sciroppo a base di dextrometorfano (il più comune farmaco anti-tosse), al terzo nulla.
I risultati?
Il miglioramento dei sintomi più pronunciato e il sonno migliore si è avuto nei piccoli pazienti che avevano preso il miele.

Fonte: staibene.it

I traguardi della nutrizione sportiva al Congress FMSI Roma

Ha registrato il tutto esaurito il Simposio dell’Equipe Enervit tenutosi sabato 29 settembre, a Roma, inserito nel programma del 32° Congresso Mondiale di Medicina dello Sport organizzato dalla FMSI.

A richiamare l’attenzione dei presenti il valore - sempre crescente - attribuito all’alimentazione e integrazione ai fini della performance sportiva, tema rispetto al quale la celebre Equipe Enervit rappresenta l’avanguardia essendo impegnata da almeno trent'anni nella ricerca scientifica e nella sperimentazione in tal senso.

Ad aprire i lavori il professor Enrico Arcelli (Dipartimento di Nutrizione della Facoltà di Scienze Motorie - Uni Milano) che ha illustrato le scoperte più recenti nel campo dell'alimentazione per lo sport e la loro applicazione pratica. «Oggi riusciamo ad aiutare gli atleti molto di più rispetto a quanto accadeva anche negli ultimi anni» ha dichiarato Arcelli (lui che ha avuto grandi soddisfazioni da ben tre delle nostre medaglie olimpiche di Londra 2012 – Elisa Di Francisca, Daniele Molmenti e Clemente Russo - che ha seguito durante il periodo di preparazione ai Giochi di Londra). «Si è compreso molto meglio, per esempio, quale deve essere il timing di assunzione delle proteine alimentari per ottenere, a parità di lavoro compiuto contro resistenza, il massimo incremento della massa e/o della forza muscolare. Ed è stato dimostrato inoltre che è utile prendere immediatamente prima della seduta alcuni grammi di proteine e carboidrati, per esempio attraverso un piccolo panino con il prosciutto o una barretta proteica o una gelatina alimentare, mentre grossi vantaggi ci sono se subito dopo l’allenamento si assumono, assieme a dei carboidrati, circa 30 g di proteine, anche perché esse apportano circa 2,5 g di leucina, uno dei tre aminoacidi a catena ramificata».

Dopo Arcelli, a richiamare l'attenzione dei numerosi presenti, è stata la relazione del professor Giuliano Fontani (Dipartimento di Fisiologia Umana, sezione Neuroscienze e Fisiologia applicata - Uni Siena) che ha approfondito l’importanza che l’integrazione con Omega-3 riveste per l’atleta in termini di concentrazione, attentività e tempi di reazione. «Sono diversi gli studi che indicano come questi acidi grassi abbiano un’azione positiva sulle capacità cognitive» ha affermato il professore «L’atleta può dunque ricavare un notevole beneficio da una alimentazione implementata da Omega-3, in quanto capace di favorire uno stato di benessere psico-fisico, base essenziale per sostenere attività impegnative che richiedono il mantenimento di una attenzione costante e prolungata nel tempo».

Molto seguito anche l’intervento del professor Luca Mondazzi (Nutrizione nello Sport e Dietologia di Mapei Sport) che ha parlato di come nutrirsi durante l’esercizio di endurance. «L’esercizio di endurance condotto per tempi lunghi e/o ad intensità medio-elevate comporta un elevato dispendio energetico» ha affermato il professore. «Sulla base di questa evidenza è in corso da decenni la ricerca scientifica delle migliori modalità di reintegrazione energetica in corso di esercizio. Sebbene tutti i macronutrienti (carboidrati, lipidi e proteine) contribuiscano a soddisfare questa richiesta di energia, è ben dimostrato che ai carboidrati spetta la maggiore importanza, soprattutto alle alte intensità di esercizio, ma non tutti i carboidrati sono uguali».

Il workshop è proseguito con la relazione del professor Giovanni Scapagnini (Università del Molise - Campobasso) che ha illustrato ricerche sull’importanza dei polifenoli per chi pratica attività sportiva, anche ad alti livelli. «Un’attività fisica costante assicura molti benefici alla salute, e tra questi una riduzione della mortalità per tutte le cause oltre a un decremento del rischio di patologie cardiovascolari, cancro e diabete» ha dichiarato il professore. «Paradossalmente, però, è altrettanto noto che la contrazione del muscolo scheletrico genera radicali liberi e che un esercizio fisico prolungato e intenso può sfociare in danno ossidativo ai costituenti cellulari».

In conclusione del Simposio dell'Equipe il professor Mariano P. Casali (Dipartimento di Medicina dello Sport – Uni Pavia) ha sottolineato nuovamente l’utilità di Omega-3 e polifenoli come efficaci "antidoti" da utilizzare per ridurre la risposta infiammatoria che lo sport praticato nelle sue forme più estreme (discipline di ultra endurance come 12/24 ore MTB, ultra maratone e Triathlon Ironman) può scatenare. «Adottare una dieta anti-infiammatoria, caratterizzata da una sufficiente quantità di proteine, da una scelta mirata dei grassi che privilegia acidi grassi di origine ittica e monoinsaturi, da una scelta di carboidrati a basso indice glicemico, alto contenuto di fibra e polifenoli potrebbe risultare l’arma vincente per chi pratica sport in generale e in misura ancora più significativa per gli atleti di ultra endurance».

Fonte: MSN.COM

venerdì 28 settembre 2012

Obesità associata a rischio di diabete

Obesita' e comportamenti sedentari si confermano fattori principali tra quelli associati al rischio
di diabete. E' quanto emerge da un focus dell'Istat sul diabete in Italia, relativo a dati che vanno dal 2000 al 2011 e diffuso il 24/09/2012.
Infatti, se complessivamente nella popolazione adulta (di 18 anni e piu') la prevalenza di diabete e' pari al 5,8%, tra gli adulti obesi la quota raggiunge il 15,2%, in crescita di cinque punti rispetto al 2001. Tale quota cresce all'aumentare dell'eta' fino a raggiungere il 29,9% tra gli anziani di 75 anni e piu', anche in questo caso in crescita, rispetto al 2001, di otto punti.
Un'attenzione particolare merita il problema dell'obesita' infantile, essendo documentata la sua valenza predittiva rispetto all'eccesso di peso nell'eta' adulta. Nel 2010, piu' di un ragazzo (6-17 anni) su quattro (26,2%) e' obeso o in sovrappeso, proporzione analoga a quanto rilevato nel 2000; a partire dall'eta' di 10 anni il fenomeno inizia ad essere piu' frequente nei maschi che nelle femmine.
Le percentuali dei ragazzi in sovrappeso o obesi aumenta passando dal Nord al Sud del paese con percentuali  particolarmente elevate in Campania (36,6%) e in Sicilia (31,7%).
Considerando tutta la popolazione di 45 anni e piu', al crescere dell'eta' aumenta il rischio di essere affetto da diabete (sopra i 65 anni e' 4 volte piu' elevato rispetto alla classe di eta' 45-54 anni). Nelle donne è complessivamente piu' basso di oltre il 15% rispetto agli uomini. L'obesita' triplica il rischio, rispetto ai normopeso, mentre un titolo di studio basso rispetto a un diploma o una laurea lo aumenta di 1,7 volte. Lo stesso vale per l'inattivita' fisica, che lo fa aumentare del 35% rispetto a chi pratica regolare attivita'; per chi risiede al Sud, infine, il rischio aumenta del 50% rispetto ai residenti al Nord.

Fonte: ASCA

Pediatri, boom dermatiti da make-up.

Non piu' bambole e peluche, ma mascara e rossetto. Sono in aumento le bambine che gia' dai 7-8 anni, piu' che pensare ai giochi sono concentrate sul proprio aspetto fisico, tanto da fare un uso consistente di cosmetici, make-up e profumi. Un fenomeno segnalato dai pediatri della Fimp (Federazione Italiana Medici Pediatri), che mettono in guardia dalle conseguenze: ''L'uso del make-up tra i bambini ha portato ad un'impennata delle dermatiti da contatto o allergiche, facendo registrare un +16,7% di tali patologie tra 8 e 12 anni''.

Fonte: ANSA

Influenza: esperti, colpira' fino a 6 milioni di italiani


L'influenza quest'anno mettera' a letto fino a 6 milioni di italiani. Sara' caratterizzata da tre virus, di cui il virus A (H1N1) dell'influenza suina, gia' presente l'anno scorso, e due nuove varianti genetiche. Uno e' un sottotipo del virus A ed e' la variante H3N2 chiamata Victoria, e il virus B\Wisconsin. A spiegarlo sono stati alcuni virologi oggi nel corso di una conferenza stampa a Milano organizzata dall'Anipa (Associazione nazionale industria farmaceutica automedicazione). ''L'influenza di quest'anno, con questi due nuovi virus, sara' piu' vivace - spiega Fabrizio Pregliasco, ricercatore del dipartimento di Scienze Biomediche dell'Universita' degli Studi di Milano - e probabilmente ci saranno dai 4 ai 6 milioni di casi a seconda dell'andamento delle temperature. L'influenza infatti arriva con le temperature rigide e prolungate''. Oltre all'influenza ci saranno comunque anche altri virus parainfluenzali, che provocheranno infezioni del tratto respiratorio simili all'influenza, ma meno gravi. I consigli sono sempre gli stessi, come ricorda Aurelio Sessa, presidente della Simg (Societa' italiana medicina generale) Lombardia.

''Per l'influenza vera si possono usare i farmaci da automedicazione - precisa -, se la malattia non passa dopo 3-4 giorni e' bene consultare il medico. Altro consiglio e' quello di non fare gli eroi e non andare al lavoro quando si e' malati, e non andare al pronto soccorso''. Preglisco ha inoltre ricordato l'importanza del vaccino antinfluenzale per le categorie di popolazione a rischio ''quali gli anziani con piu' di 65 anni, i bambini, i malati cronici e chi soffre di patologie cardiache e respiratorie. Per loro il vaccino serve a evitare pericolose complicazioni, quali bronchiti, polmoniti e scompenso cardiaco, che nei casi peggiori possono anche portare alla morte''.

FONTE: ANSA

giovedì 27 settembre 2012

Disturbi alimentari per il 6% di giovani italiane, moda sempre più colpita

Roma, (Adnkronos Salute) - Anoressia, bulimia e altri disturbi alimentari "sono un fenomeno in aumento in Italia, dove c'è una sempre maggiore attenzione nei confronti dell'immagine. E i settori dove queste malattie sono più diffuse rimangono la moda, che presenta ancora oggi in passerella donne 'impossibili', e lo sport, in particolare la danza". A tracciare il quadro della situazione è Nazario Melchionda, presidente della Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca) e professore associato di Endocrinologia all'Università di Bologna Alma Mater Studiorum. Anoressia, bulimia e disturbi non altrimenti specificati (nella terminologia inglese definiti come Ednos: Eating Disorders Not Otherwise Specified). Le stime dicono che, tra le giovani donne, l'incidenza di queste malattie sia dello 0,5% per l'anoressia, tra l'1% e il 2 % per la bulimia e circa del 3-4% per i disturbi Ednos. In sostanza si può affermare che circa il 5-6% della popolazione femminile tra i 12 e i 25 anni, soffre di un alterato e patologico rapporto con l'alimentazione e il corpo. Una percentuale che, secondo la Sisdca, può salire al 10% considerando anche i disturbi parziali, cioè quelle situazioni non ancora patologiche, ma che possono rappresentare un campanello d'allarme. "Una volta, la Venere di Milo era considerata una donna bellissima - dice Melchionda all'Adnkronos Salute - oggi viene ritenuta 'grassa'. La moda oggi è intrusiva: per vendere vestiti si farebbe di tutto, così nelle sfilate appaiono donne" ancora oggi magrissime. Ma, avverte l'esperto, "la restrizione alimentare a cui ci si sottopone per essere così filiformi genera uno scompenso ormonale che crea una situazione simile a quella della dipendenza dagli stupefacenti: quasi nessuna anoressica rimane tale per tutta la vita, in maggioranza diventano tutte bulimiche. Le vie neurali del sistema di ricompensa nel nostro cervello, infatti, sono uguali per il cibo e per la droga. E quando ci priviamo, ad esempio, dello zucchero, il cervello vai in 'tilt', così le malate perdono il controllo della situazione". Melchionda ricorda quindi che è la bulimia il disturbo più insidioso: "L'anoressia - spiega - è una patologia che si nota e che più spesso finisce sui giornali, con le foto di donne emaciate e palesemente malate. E poi - ribadisce - una anoressica 'pura' è molto rara: nel giro di sei mesi, un anno, tutte diventano bulimiche. La bulimia, invece, è più subdola, non si vede, e le pazienti riescono a tenerla nascosta anche per anni. La paziente anoressica - dice ancora l'esperto - è inoltre egosintonica, cioè è convinta di stare bene, mentre la bulimica sta male e si svela nel momento in cui chiede un aiuto, ha bisogno di curarsi". Insomma, conclude, "i disturbi alimentari sono molto più simili alla dipendenza da droga di quanto si possa immaginare".

Fonte: ADNKRONOS 

mercoledì 26 settembre 2012

Un italiano su tre usa integratori.



Milano, 24 set. (Adnkronos Salute) - Un italiano su 3 utilizza regolarmente integratori, probiotici e alimenti funzionali. E' la stima degli esperti del settore, che dal 25 al 27 settembre si riuniranno a Fieramilanocity per 'Nuce International', salone internazionale dedicato agli attori del comparto.

Come ha dimostrato una ricerca Nielsen promossa da Federsalus (Associazione nazionale prodotti salutistici), all'inizio di quest'anno il volume di vendita degli integratori alimentari in Italia è stato pari a 137,5 milioni di confezioni (+7,8% rispetto al 2011), per un giro d'affari di quasi 1,9 miliardi (1.864 milioni, in crescita del 10,9% rispetto all'anno precedente). Un trend in controtendenza in tempi di crisi, che non riguarda solo l'Italia: a livello globale, infatti, il valore complessivo di nutraceutica, cosmeceutica, functional food & drink e health ingredient ha superato i 50 miliardi di euro ed è destinato a crescere, stando ai dati di Cordis, il Servizio di informazione della Commissione europea in materia di ricerca e sviluppo per la scienza.

A Nuce International - ricorda una nota - si affianca quest'anno anche 'Food-ing International', nuova esposizione e conferenza dedicata agli ingredienti food & beverage per tutti i settori dell'industria alimentare e delle bevande. Ai due eventi partecipano complessivamente 220 espositori da 21 Paesi, con la partecipazione prevista di oltre 5.000 operatori. Durante i convegni organizzati nell'ambito delle due kermesse, si parlerà anche di invecchiamento della popolazione, di prevenzione delle malattie cardiovascolari, del ruolo dell'Italia quale potenziale leader nel "fare business promuovendo la salute", di dieta squilibrata vista come "disabilità sociale", delle applicazioni del rame in medicina, e degli antiossidanti nella nutraceutica.

Fonte: ADNKRONOS